The Most Popular Girls in School: teen comedy via web

shayThe Most Popular Girls in School è una web-serie animata in stop motion nata nel 2011 in uno studio di Los Angeles. Ha per protagoniste delle Barbie campionesse di cinismo, tanto leziose nell’aspetto quanto scurrili nella parlata. I suoi 13 episodi sono ambientati nel liceo di Overland Park, Kansas, luogo scelto dagli autori puntando a caso un dito sulla mappa degli Stati Uniti e ricostruito con scenografie rigorosamente di cartone. Le vicende narrate sono quelle di un gruppo di cheerleader e di atleti in perenne competizione per la popolarità.

I toni sono quelli della parodia più scatenata, tant’è che la serie si autoproclama (possiamo dire ragionevolmente) come l’incontro tra South Park e Mean Girls, ovvero lo show satirico più famoso al mondo e il teen-movie al vetriolo scritto da Tina Fey, autrice della sit-com 30 Rock. Lanciata nell’ottobre del 2011 e diventata popolare nel 2012 su YouTube, The Most Popular Girls in School raggiunge l’apice del successo all’inizio del 2013 grazie alla diffusione dei suoi meme e delle sue gif animate sulla piattaforma di micro-blogging Tumblr (trovate la storia del suo successo ricostruita qui).

abortionI suoi autori sono Carlo Moss, attore e sceneggiatore specializzato in web-series, e Mark Cope, montatore e produttore di documentari (qui un’intervista ad entrambi), supportati dalla produttrice e doppiatrice Lily Vonnegut e da un manipolo di giovani attori che donano le proprie voci alle bambole, spesso arricchendo gli script originali con battute improvvisate la cui causticità sembra raggiungere livelli inaspettati proprio in sala di doppiaggio. Le voci dei personaggi, le intonazioni degli attori e la loro recitazione sono l’anima pulsante che dà vita alle algide Barbie da 3 dollari l’una: lo spettatore dimenticherà in pochi secondi la fissità delle espressioni plastificate, travolto dalla vis comica che i doppiatori infondono alle bambole, facendole vivere. Lo stesso Moss interpreta diversi personaggi, dando il meglio nei panni di una delle protagoniste, nota come Deandra-The-New-Girl. I personaggi femminili sono infatti spesso doppiati da voci maschili, con i medesimi esilaranti effetti che otteneva Frank Oz diventando la Miss Piggy del Muppet Show.


Gli episodi, la cui durata può variare dai 2 agli 8 minuti, riprendono in termini demenziali alcune figure e situazioni tipiche del teen-movie, genere estremamente popolare sia al cinema che in televisione, specialmente a partire dagli anni Ottanta. Le protagoniste sono cheerleader e “dive” del liceo, legate tra loro da relazioni prevaricatorie e ossessionate dal compiacere sessualmente gli atleti maschi di una squadra di football insolitamente gay-friendly. La faida tra le sorelle Van Buren e la cheerleader Mackenzie Zales è complicata dall’immancabile arrivo della “ragazza nuova” Deandra, che destabilizza lo status quo intromettendosi prepotentemente nella lotta territoriale per il controllo dei bagni. Al grido di “I want to poop in there”, Deandra si fa strada nel tessuto sociale dell’high school, dove ogni singolo adolescente è perfettamente conscio delle severissime norme che regolano ascesa e declino della vita sociale di ciascuno. Tra una gag scatologica e l’altra, l’intreccio avanza inesorabilmente verso la conclusione di ogni teen-movie che si rispetti: la prom night, il ballo di fine anno.

twitterThe Most Popular Girls in School deve il proprio successo a una buona fattura e a una capillare presenza digitale, che arriva a lambire tutti i principali social media arricchendoli di ulteriori contenuti, complementari alla serie stessa. Il canale YouTube ufficiale contiene non soltanto l’intera serie, ma anche due making of dove gli autori spiegano i retroscena della produzione e presentano gli attori, a cui si aggiungono innumerevoli outtakes e tre “conferenze stampa” animate dove i personaggi della fiction rispondono alle domande dei fan. Il canale a tutt’oggi conta più di 176.000 iscritti e 8 milioni di visite (ogni episodio ne ha in media 500.000). Su Twitter e su Facebook si trovano le pagine personali di alcuni personaggi, come Brittnay Matthews e Mackenzie Zales; in occasione delle dimissioni di Papa Benedetto XVI quest’ultima ha lanciato l’hashtag #PopeMackenzieTheFirst, in cerca di endorsement mediatico per la propria candidatura. Non manca nemmeno un online store di gadget e una campagna di crowdfunding su Kickstarter per finanziare la seconda stagione. L’iniziativa ha avuto così tanto successo da superare l’obiettivo iniziale di 5.000 dollari. Le reward offerte sono per lo più citazioni del nome del donatore nei dialoghi delle nuove puntate della serie, pensiero certamente gradito dal fandom, che tra blog e Wiki dedicati sta contribuendo alla costruzione di questo universo.

beavis_butthead

Il format sembra invece rifarsi esplicitamente ai programmi che furono la punta di diamante della programmazione anni ‘90 di MTV: stiamo parlando di antiche glorie demenziali come Beavis and Butthead, Celebrity Deathmatch e il più sofisticato Daria. The Most Popular Girls in School (o anche #MPGiS, secondo l’hashtag di Twitter) pare una versione di questi prodotti più sintetica nella durata ma non meno ruvida nella comicità, e come essi si pone in un mondo ancora a metà tra infanzia ed età adulta, perfettamente rappresentato dall’animazione e dai giocattoli (qui in sostituzione di disegni animati e figure di plastilina). Ma non solo; ad accomunarli c’è anche la loro collocazione pervasiva in un contesto caotico, oggi su YouTube, nel mare magnum del web, ieri nel palinsesto rumoroso e discontinuo della programmazione di MTV.

heathersPer quanto riguarda invece i suoi tòpoi, MPGiS rientra d’ufficio in quel sottogenere parodico del teen-movie che va sotto l’etichetta “ragazze cattive”. Il filone è stato gloriosamente rappresentato da diversi film piuttosto brillanti, che trovano il loro capostipite nel bellissimo Carrie – Lo sguardo di Satana di Brian De Palma (1972). Tratto da un romanzo di Stephen King, Carrie è unico nel suo genere perché si propone allo spettatore come un thriller-horror, perfettamente integrato con la successiva produzione del regista, ma allo stesso tempo contiene tutti i luoghi comuni del teen-movie: il bullismo femminile (di cui abbiamo il primo assaggio appena terminati i titoli di testa), l’ansia di piacere ai compagni, la contrapposizione tra disadattati e “ragazzi popolari”, la notte del ballo e l’elezione della reginetta. La vita scolastica si permea di un disagio profondo e violento, che ritroviamo ancora nei decenni successivi in altri film che portano la black-comedy nel mondo adolescenziale. In Schegge di follia di Michael Lehmann (1989), Winona Ryder divide lo schermo con Christian Slater e Shannen Doherty, a un passo dalla consacrazione televisiva del teen-drama Beverly Hills 90210. Le future icone anni ‘90 vestono qui i panni di teen-ager talmente stressati dalle regole non scritte della vita liceale da trasformarsi in serial killer. In Amiche cattive di Darren Stein (1999) succede più o meno la stessa cosa quando tre studentesse, graziosissime ma irrimediabilmente vacue, uccidono involontariamente una delle loro amiche a causa di uno scherzo mal riuscito. Il film di Stein rivisita il plot di Carrie, non lasciandosi sfuggire l’inquietante aspetto del cameratismo frainteso, che sfociando nell’aggressione fisica svela un volto “da caserma” celato sotto strati di make-up.

poop thereTirando le somme, la demenzialità di MPGiS fonda le proprie solidissime basi in un substrato di riferimenti culturali decisamente vasto e sorprendentemente longevo (possiamo andare a ritroso per più di 40 anni e ancora trovare materiale affine). La potenza dello show è favorita oggi dall’accesso immediato a una distesa di mezzi perfetti per la sua espressione; e quindi non stupisce affatto il successo del suo visitassimo canale YouTube, così come pare del tutto naturale la diffusione dei suoi meme.

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